Un filo di Voce è la rassegna curata da Carlo Pastore che porta sul palco concerti e performance di artisti italiani e internazionali capaci di esplorare i linguaggi più vivi e in trasformazione della musica, oltre i confini di genere. Un filo sottile attraversa progetti, suoni e sensibilità diverse, intrecciandone le traiettorie.
In questo appuntamento, l’artista, compositrice e performer Anna Ferrer, tra le voci più originali della musica catalana, la cui musica intreccia folk, tradizione e sperimentazione, porta sul palco il suo ultimo album PA, dedicato al mestiere della sua famiglia, la panificazione. Ad aprire la serata è Glomarì, cantautrice poliedrica dal linguaggio intimo e folk, nato da una ricerca interdisciplinare tra mitologia, psicologia e narrazione visionaria. Le sue canzoni si muovono tra dimensione personale e immaginario simbolico, tra ironia, intimità e teatralità.
Anna Ferrer (Minorca, 1993) canta, compone e decostruisce canzoni di altri tempi. Coltiva e raccoglie la musica di radice popolare, demistificandola e rendendola universale.
I suoi primi due lavori solisti, Teluria (2017) e Krönia (2019) – insieme alle collaborazioni con artiste e artisti come Silvia Pérez Cruz, Marco Mezquida, Eliseo Parra, Clara Peya e Clara Fiol – hanno rappresentato un percorso di esplorazione legato a un’eredità musicale che coltiva fin dall’età di tre anni, reinterpretando forme tradizionali come jotas, boleri e romances. Questo percorso culmina in Parenòstic (La Castanya, 2024), un live diretto da Niño de Elche, che ha toccato Regno Unito, Francia, Portogallo, Italia, Marocco e Perù, con oltre cinquanta concerti. Il suo oprogetto attuale è PA (La Castanya, 2026), un concerto performativo nato dall’ esigenza di ritualizzare la trasmissione del mestiere di famiglia. Ferrer sceglie di fare con la musica ciò che la sua famiglia ha fatto con il pane, portando sul palco, insieme al padre e a due musicisti, un repertorio che intreccia oralità, immaginario popolare e sperimentazione.
Glomarì è una cantautrice poliedrica che intreccia un immaginario intimo, folk e simbolico con raffinate sperimentazioni artistiche ed elettroniche. Il suo lavoro interdisciplinare unisce mitologia, psicologia del profondo e narrazione visionaria, dando forma a un’estetica che oscilla tra sacro e ironia, intimità e teatralità. Dopo la Laurea Magistrale in Architettura al Politecnico di Milano si dedica alla costruzione di “spazi interiori” attraverso la musica, definendosi un “architetto dell’anima”. Nei suoi progetti suono, parola e immagine convivono in un unico gesto creativo, e il videoclip, di cui cura anche la regia, diventa un’estensione del suo universo simbolico. Nel 2019 vince il premio Artefici del nostro tempo alla 58ª Biennale d’Arte di Venezia con il videoclip Mostarda. Pubblica nel 2020 l’album d’esordio A debita vicinanza, ottiene nel 2021 il Premio Inedito con Maledetto detersivo e nel 2022 il Premio Brassens con Neige mouillée.
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Crediti
A cura di: Carlo Pastore

